Top
Image Alt

Desperate Surfer's Wife

  >  Storie DSW   >  Esplora   >  LA MIA ISOLA CHE NON C’É. MONTECRISTO
“Seconda stella a destra, questo è il cammino
E poi dritto fino al mattino
Poi la strada la trovi da te
Porta all’isola che non c’è…”

Cosa significa essere fortunati? Mai aggettivo al mondo è stato di così ampie interpretazioni. È la fortuna a condurci alla nostra Isola che non c’è, ad esaudire un desiderio, oppure è la determinazione, la nostra stessa capacità di sognare?

Nella vita ho imparato a desiderare piccole cose, non facili da realizzare, ma possibili.

Nella vita ho imparato ad accantonare i desideri ingombranti, per non rimanere delusa e per non occupare inutilmente troppo spazio, nel fluire quotidiano degli eventi.

L’ISOLA DEI DESIDERI

Montecristo è sempre stata in cima ai miei sogni di viaggiatrice, una meta che negli anni si è costantemente arricchita di fascino attraverso la fantasia, ingrediente immancabile dei miei voli pindarici.

Un’isola per lo più disabitata, lontana dal turismo di massa, protetta nella sua purezza, carica di leggende.

E poi, le lunghe camminate a picco sul mare, la vista che si perde negli strapiombi colmi di blu. I romantici silenzi, rotti dallo sciabordio delle onde.

Negli anni ho pensato ad altro, sicura che il molosso di roccia e mistero potesse aspettare il suo turno, perché avevo da fare.

Quanto umane e fallibili sono le nostre certezze, quanto tutto è irrimediabilmente incontrollabile. Perché poi un giorno, un’analisi del sangue ti cambia la vita. In quel momento, non sei più sicuro di nulla.

E allora, quell’isola inserita nella wish-list alla voce per molti, ma non per tutti, improvvisamente si trasforma in per molti, ma non per me.

IL VALORE DELLE PAROLE

Avete mai ragionato su quanto sia potente il termine mai più?

É quell’ingrediente che rende irresistibile una merendina da quattro soldi, agli occhi di un diabetico.

È l’incolmabile nostalgia nei confronti di una voce, che ormai tace.

Mai più è la chiave di volta nei grandi cambiamenti della nostra esistenza, nel bene e nel male.

Questo dente non mi farà più male, perché l’ho tolto!

Questa malattia non mi farà mai più paura, perché l’ho sconfitta!

Ma torniamo a noi ed ai desideri raggiungibili con la volontà ed un pizzico di coraggio. La mia malattia è invalidante, nel senso che sei perennemente stanco e sfiancato, e poi ci sono quelle giornate – indifferentemente vicine o lontane dalla trasfusione – nelle quali senti il cuore che parte al galoppo, senza motivo.

In quei lunghi attimi, ti ricordi delle raccomandazioni dei medici: evita qualsiasi attività che possa aumentarti il battito cardiaco, perché ormai vivi in riserva di energie.

Ed allora ti chiedi dove hai sbagliato, visto che l’affanno ce l’hai proprio lì, in quel momento, comodamente sdraiato sul divano.

Con questi improbabili presupposti, navigando qui e là, mi ritrovavo sulla pagina delle prenotazioni per le visite all’ Isola di Montecristo, leggendo le informazioni di base:

  • Pur trovandoci in una magnifica isola nel Mar Tirreno, i percorsi proposti per la visita sono da considerarsi veri e propri itinerari di montagna, certamente impegnativi. Si tratta di sentieri che si sviluppano lungo profili altimetrici caratterizzati da forti pendenze e da dislivelli di una certa rilevanza, su fondo naturale spesso scivoloso per la presenza di acqua e/o per la natura del piano di calpestio…

D’accordo, ormai il treno Montecristo era passato ed io l’avevo perso.

Mai più.

Sguardo nel vuoto, sospiro melodrammatico e poi, l’icona Contatti.

Qualche minuto di dubbi e subito dopo il coraggio di scrivere una mail a cuore aperto, il colpo di fortuna che aiuta gli audaci: la persona giusta a riceverla.

La mia seconda stella a destra si chiama Marino, che ha avuto simpatia e fiducia in me, dal primo momento. E così, dopo mesi di email, organizzazione, rassicurazioni che potessi comunque affrontare un percorso trekking – ed un pizzico di imprudenza da parte mia – una domenica di ottobre ci imbarcavamo alla volta di Montecristo.

DOMENICA D’OTTOBRE

Il giorno prima aveva diluviato, del resto l’autunno era alle porte e quel weekend era l’ultima data disponibile, prima della chiusura invernale.

La domenica mattina, il sole splendeva: Giove Pluvio era dalla nostra parte, ed ogni aiuto era determinante per la piccola, smisurata avventura che ci aspettava.

Io mi sentivo bene, felice ed elettrizzata.

Partenza da Piombino, breve sosta a Porto Azzurro e poi destinazione Montecristo.

Marino era la guida d’eccezione che doveva accompagnarci. A causa di un imprevisto, non era potuto essere presente; Tatiana lo avrebbe sostituito.

Sono tuttora rammaricata di non aver incontrato il mio anfitrione faccia a faccia, ma sono sicura che la nostra stretta di mano sia solo rimandata.

In compenso, un’altra persona meravigliosa si era affacciata sulla nostra giornata.

Appassionata, sorridente, preparata. Tatiana è la compagna di viaggio che vorresti accanto in ogni avventura, il suo sorriso è contagioso e la sua chiacchiera coinvolgente.

Ogni pezzo del mosaico combaciava perfettamente all’altro, la giornata era nata per essere memorabile.

Man mano che il traghetto si faceva strada, il colosso granitico mostrava la sua imponenza: scogliere vertiginose, rocce bianche e fondali turchesi. All’improvviso, la spiaggia immacolata ed il porticciolo di attracco, Cala Maestra.

La nostra avventura entrava nel vivo!

Una volta a terra, suddivisi in gruppi con guide al seguito, le escursioni avevano inizio.

Come benvenuto, lungo il sentiero che iniziava ad inerpicarsi, una capretta rimasta orfana che senza paura di sorta, ruminava felice a pochi passi da noi.

Vi è mai capitato di avere a che fare con animali selvatici che, oltre all’istinto di sopravvivenza, non abbiano sviluppato un giusto terrore nei confronti degli umani?

Le riserve naturali hanno lo scopo ultimo di proteggere fauna e flora, e possono ritenersi riuscite quando nel loro seno crescono animali inconsapevoli dell’umana follia. Montecristo ospita l’unica colonia italiana di Capra Selvatica: i primi esemplari arrivarono sull’isola nella seconda metà del XVI secolo.

Al momento, la colonia vanta circa 250 esemplari, che scorrazzano felici in piccoli branchi, incuranti delle regole e perennemente affamati.

SEMPRE PIÚ IN ALTO

I percorsi fruibili dai visitatori di Montecristo sono tre, per un livello di difficoltà che va da facile – intermedio a difficile.

Il mio timore era quello di capitare in una giornata NO, quando anche una rampa di scale mi spezza il fiato, ma le paure sono fatte, nella migliore delle ipotesi, per essere accantonate e superate.

Con grande rispetto e delicatezza nei confronti della mia fragilità, Tatiana alternava pochi passi in salita a lunghe pause nelle quali ci raccontava vita, morte e miracoli dell’Isola. Dal canto mio, il fiato era alimentato da una grande forza di volontà e l’entusiasmo della scoperta.

Nella mia vecchia vita, avrei affrontato il percorso più arduo con cipiglio da alpinista.

Nella mia nuova vita, accantonati gli inutili agonismi, la bellezza è stata nel susseguirsi di piccoli passi, che mi hanno condotta ad un traguardo personale.

BENTORNATA, FELICITÁ

Non saprei dire a quanti metri di dislivello siamo arrivati, però da lassù potevo ammirare un panorama inusitato, più alto di quanto avrei mai potuto sognare, senza esitazioni, senza palpitazioni.

Respirando a pieni polmoni, arrivando in cima – la mia cima – con la voglia di proseguire, ancora ed ancora.

L’aria era frizzante, inebriata dalle piante aromatiche, il blu che ci circondava elettrizzante ed i panini al seguito i più saporiti al mondo.

Quel panorama rimarrà fisso nella memoria, come un momento di felicità pura, quella stessa gioia che solo pochi mesi prima credevo persa per sempre.

“…e ti prendono in giro se continui a cercarla
Ma non darti per vinto, perché
Chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle
Forse è ancora più pazzo di te…”

P.S. Grazie a Marino, Tatiana, al Parco Nazionale Arcipelago Toscano, a tutte le persone che hanno reso possibile questo piccolo miracolo.

Grazie ad Emanuele che mi è sempre accanto, ai miei fratelli ed amici che mi sostengono.

Grazie all’equipe medica che mi coccola e motiva a non abbandonare mai il sorriso.

Grazie ad Edoardo Bennato, ed alle sue magiche canzoni.

Comments:

Sorry, the comment form is closed at this time.