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Desperate Surfer's Wife

  >  Amiche di tastiera   >  GUYS, HAVE YOU CHECK THE CONDITION?

GIULIA & MATTIA IN PORTOGALLO

Sono particolarmente felice di condividere la storia di Giulia.

Il Portogallo per me segna un momento importante delle peregrinazioni DSW: durante le lunghe attese sulla spiaggia, mentre Emanuele era in acqua, iniziai a scattare foto ed a raccogliere idee. Dalla noia, stava nascendo DesperateSurfersWife.

Grazie Giulia, per questo racconto super divertente e per aver risvegliato in me memorie bellissime 😜

TRATTO DA UNA STORIA VERA, PURTROPPO

L’idea del viaggio dei sogni nacque una sera di marzo 2018 quando, fantasticando su quale località avremmo visitato con un van, io e il mio ragazzo – protagonista indiscusso dell’esilarante storia  – trovammo un annuncio che conteneva le magiche parole:

Van – Portogallo e….. SURF

Di lì a poco iniziò il conto alla rovescia prima della partenza.

Lo scopo del viaggio era uno: SURFARE.

Surfare nell’oceano, surfare per andare a mangiare, surfare appena svegli.

Surfare prima di dormire, surfare prima, dopo, durante.

In ogni luogo, in ogni lago e in ogni mare.

SPOILER: per 13 giorni su 15 di viaggio, non ci fu onda… zero, manco mezza, manco per sbaglio.

BEM-VINDO A PORTUGAL

Ma torniamo a noi.

Il giorno della partenza arrivò, prima tappa: Lisbona.

Da lì avremmo preso il nostro van e avremmo girato in lungo e in largo sulle coste del Portogallo inseguendo i capricci di Poseidone.

Giorno dopo giorno, spiaggia dopo spiaggia, la speranza di trovare onda diventava sempre più remota.

“Dai, lasciamo stare. Facciamoci un giro nelle città” esordì innocuamente.

All’udire queste parole vidi negli occhi del mio compagno la stessa rabbia di quando ti mettono la panna nella carbonara, un arrabbiatura tale che quasi bruciava la pelle.

“Non esiste, andiamo. Ho trovato un posto che promette bene”.

PRAIA DO GUINCHO, HERE WE COME!

Il posto in questione era Praia do Guincho, verso il sud del Portogallo.

Quando arrivammo notammo in lontananza che in acqua non c’era nessuno. Un po’ strano, non credete?

Tuttavia questo particolare non frenò la (sua) fame di surf e quindi via, a noleggiare le tavole.

Appena arrivati al noleggio chiedemmo aiuto. Il titolare sbalordito ci guardò, guardò l’oceano, ci riguardò e ridacchiando borbottò un “Guys, have you check the condition?”

“Yes, don’t worry bro” esclamò Mattia, il mio ragazzo.

Io, talmente ingenua da credere ancora di essere più importante delle onde, annuì e lo assecondai.

Inutile dire che fu il noleggio più costoso e inutile della storia.

15 MINUTI LUNGHI UNA VITA

Prese le tavole c’incamminammo verso l’oceano e, poco a poco, ci apparve sempre più cristallino il motivo per il quale, il titolare del noleggio, se la rideva tanto.

Onda c’era, eccome se c’era.

Onde di due metri e mezzo, che si spaccavamo a metà, che te mangiavano pure il van se solo provavi ad entrarci.

Il tutto accompagnato da un vento boreale che stava risucchiando me, la tavola, la sabbia, la muta, il baretto in fondo alla spiaggia e perfino il ragazzo del noleggio che, tra l’altro, ancora rideva.

Mi voltai speranzosa verso Mattia, pensando avesse capito che era umanamente impossibile entrarci.

E invece no, si era spogliato e stava già mettendo la muta.

“Ti aspetto qui” esclamai, con annessa risata isterica.

“Non sai che ti perdi” disse. Prese la tavola e se ne andò.

Furono i 15 minuti di attesa più esilaranti della mia vita.

CHI É CAUSA DEL SUO MAL…

Una volta uscito dall’acqua e certo di avere ancora due braccia e due gambe mi venne incontro e, sospirando rancore misto delusione, si sedette di fianco a me:

Avevi ragione, andiamo a mangiare?

In quel momento mi rimbombarono in testa le parole che, pochi giorni prima, un istruttore di surf mi disse vedendomi chiaramente DESPERATA “ Giulia, hai voluto il surfista? Ora sono ca**i tuoi.”
Mai parole furono più azzeccate.

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