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Italia

L’ITALIA, QUESTA CONOSCIUTA

Per giorni ho pensato a come descrivere il mio Paese. Ci sarebbe talmente tanto da dire, che le idee si perdono e la testa si svuota in una nebulosa senza senso.

L’Italia è la nazione che ha il maggior numero di siti patrimonio dell’umanità riconosciuti dall’UNESCO – 51 in totale – subito prima della Cina e la Spagna, rispettivamente con 50 e 45 siti riconosciuti a testa. Ma vogliamo paragonare la grandezza della Cina a quelle dell’Italia e della Spagna?!? Oltre ai patrimoni italiani riconosciuti a livello internazionale, l’Italia nasconde delle vere e proprie bellezze, in angoli inaspettati.

Quante volte, da italiani, ci siamo stupiti scoprendo un pezzo di bellezza, proprio a pochi chilometri da casa, sbagliando strada o semplicemente alzando gli occhi dal cellulare? Ancora oggi, quando cammino per le strade della mia città, Roma, mi commuovo di fronte ad angoli di perfezione. Raggi solari che inquadrano una fontanella in marmo, statue nascoste negli androni di vecchi condomini, giardini segreti.

Come riassumere tutto questo?  

Allora con Emanuele abbiamo estrapolato alcune sue immagini raccolte nel corso del tempo, che parlano dell’Italia, senza seguire un filo logico.

Abbiamo pensato che un breve itinerario fotografico potesse essere la chiave giusta per descrivere una piccola parte di quel Paese che amiamo profondamente.

Una carrellata di ricordi, aneddoti e suggerimenti per un viaggio fuori degli schemi.

In un momento storico dove i lunghi viaggi intercontinentali sono momentaneamente bannati, riprendiamo l’abitudine alle gite fuori porta, quelle di un giorno, quelle di nipoti e nonni abbarbicati in macchina. Stretti ed emozionati.

UN VIAGGIO A VOLO D’ANGELO

ISOLE
DOLOMIITI
PITIGLIANO
BUTTERI
ABBAZIA DI SAN RABANO
CASTEL SANT'ANGELO

LE ISOLE

In Italia ci sono oltre 800 isole, di cui solo 80 o giù di lì, abitate. Con una superficie totale che supera i 50.000 km2, si dividono in: marittime, lagunari, lacustri e fluviali.

Vieni a scoprire curiosità e leggende cliccando qui 🙂

LE DOLOMITI

Un insieme di versanti montuosi appartenenti alle Alpi e che spaziano in un territorio molto vasto. Trentino, Alto Adige, Bellunese, Alto Veneto e Friuli Occidentale.

E fino a qui, tutto abbastanza scontato!

Le Dolomiti sono considerate tra le più belle montagne al mondo e patrimonio naturale dell’Umanità, risalgono a 250 milioni di anni fa, quando emersero dal cosiddetto mare primordiale. Chissà che onde…

DOLOMITI DA MONSIEUR DEODAT DE DOLOMIEU

Il nome ufficiale deriva dal geologo francese Déodat de Dolomieu, un grande uomo di cultura e scienza, nonché appassionato viaggiatore. Durante un soggiorno di studio, focalizzò la sua attenzione su diversi minerali e soprattutto su Un genere di pietre calcaree molto poco effervescente con gli acidi e fosforescente per collisione…era nata la dolomia, una roccia tipica delle Alpi. Eravamo nel 1792.

Bisogna arrivare al 1864, quando due compagni di viaggio, un pittore ed un naturalista, al secolo Josiah Gilbert e George Churchill, pubblicarono il resoconto di un loro pellegrinaggio scientifico: The Dolomite Mountains. Le appena nate Dolomiti però a quel tempo non erano ancora italiane! Il nome si diffuse nella penisola solo dopo la Grande Guerra, quando questo territorio entrò a far parte del Regno d’Italia.

MONTAGNE A PROVA DI SELFIE

Tra le montagne più fotogeniche al mondo, assumono colori inverosimili a seconda della luce che le colpisce. Monti Pallidi con il chiarore lunare, si trasformano in lingue di fuoco viola al tramonto, grazie al fenomeno impronunciabile – per chi ha l’erre moscia come me – dell’ Enrosadira.

FLORA E FAUNA A VOLONTÀ

Nonostante le condizioni invernali estreme, molte specie animali si sono insediate in questo habitat: caprioli, scoiattoli, marmotte, volpi, stambecchi, mufloni, civette e la regina delle vette, l’aquila reale. Con lo scioglimento delle nevi, il paesaggio si trasforma e lascia il posto a distese di fiori e radure erbose. Stelle Alpine, genziane, campanule, rododendri e chi più ne ha.

PER GLI APPASSIONATI DI TREKKING

A parte gli sport invernali, il modo migliore per conoscere questo territorio è attraverso il trekking. Esistono itinerari per tutti, dagli sportivi impavidi super accessoriati, alle  famiglie  con bambini.

Per gli escursionisti del  weekend, ricordatevi un paio di scarpe consone – e per favore, non intendo le ALLSTAR! –   zaino con  acqua e provviste, e scegliete il percorso più adatto al vostro fiato. Ne esistono di quattro tipi, per accontentare dal turista all’escursionista abituato all’ambiente innevato. Buon divertimento!

PITIGLIANO

Avrò avuto dieci anni o  giù di lì, ero in campeggio con i miei genitori, a Sarteano, in provincia di Siena. Con il nostro gigante a quattro ruote, negli anni avevamo girato i camping di mezza Italia, però ricordo mio padre che in quei giorni e nei mesi a venire, ripetere che quello di Sarteano era il miglior campeggio dove avessimo mai soggiornato. Mi piacerebbe tornarci, ad  oltre un trentennio di distanza.

UN RITORNO ALLE ORIGINI

Durante quella vacanza, passammo una giornata a Pitigliano, ed io ero tutta emozionata. Ho trascorso gran parte della mia vita a Via Conte di Pitigliano, quindi allora mi sembrava di poter esigere un qualche diritto su quel borgo da fiaba, che si ergeva su per un promontorio magico. Non ho  ricordi precisi della giornata, solo quella strana sensazione di appartenenza, che derivava esclusivamente da un nome condiviso.

STORIE DI CONTI E CONDOTTIERI

Di Conti, Pitigliano ne ha avuti 11, per lo più Orsini, tra i quali spiccò sicuramente Niccolò II, noto appunto come Niccolò di Pitigliano, dove nacque nel 1442. Fu famoso condottiero, partecipò a scontri epici, cadde prigioniero di Carlo VIII dal quale si liberò durante la Battaglia di Fornovo. Si sposò due volte, ebbe undici figli. Morì a 68 anni, che per quei tempi e per la vita che aveva condotto, può essere considerata un’età considerevole.

DA VEDERE E DA MANGIARE

Pitigliano vi conquisterà con le alti pareti di tufo, le case torri, gli strapiombi e naturalmente il trecentesco Palazzo degli Orsini. Per uno spuntino: l’ottimo vino bianco prodotto dalle aziende locali e lo sfratto di Goym, un dolce a forma di bastone, ripieno di noci e miele.

I prodotti tipici di Pitigliano racchiudono le tradizioni medievali del borgo e quelle della cultura ebraica, presente in queste terre già nel XV secolo.

Lo sfratto celebra appunto un avvenimento risalente al XVII secolo, quando l’allora Granduca di Toscana, emanò un editto secondo il quale si vietava agli ebrei di lasciare le proprie abitazioni e di trasferirsi all’interno del ghetto di Pitigliano. Fu allora che gli scagnozzi del granduca iniziarono a bussare con un bastone alle porte dei cittadini di religione ebraica, intimandoli a lasciare le proprie abitazioni e spostarsi nel ghetto.

Alla faccia dei bei tempi andati...

I BUTTERI

Ritti a cavallo i butteri assonnati,

mentr’escono i puledri dal mandrione,

fischian fra i denti una rozza canzone

ne’ capaci mantelli avviluppati.

Così scriveva Manfredo Vanni nella sua poesia Mattinata fra i Butteri  del 1917, o giù di lì.

UNA TRADIZIONE SENZA TEMPO

La storia di questi pastori a cavallo si perde nelle pieghe del tempo, fino a risalire  alle tradizioni etrusche. In sella ai robusti e fedeli maremmani, questi mandriani abituati alla fatica ed ai sacrifici si muovevano con agilità tra i territori toscani e laziali, prevalentemente avversi: acquitrini inospitali infestati di zanzare malariche.

Ammaestravano i cavalli bradi più indomiti, curavano le mandrie di vacche con dedizione completa e profonda conoscenza, degli animali e del territorio.

Dall’alba al tramonto, con qualsiasi condizione meteo, lontani da casa per mesi, ripercorrevano gli stessi sentieri che prima di loro, antichi butteri avevano vergato con gli zoccoli dei  loro cavalli. Di sera si radunavano intorno al fuoco, raccontando di leggende e tradizioni.

Dall’abbigliamento inconfondibile: pantaloni alla cavallerizza di fustagno, cappelli a falda larga, lunghi pastrani e panciotti di velluto, queste figure possenti e ruvide, alimentavano secolo dopo secolo il loro alone di fascino e mistero.

UNA CULTURA CHE NON SI SPEGNE

Ma che fine hanno fatto questi eroi maremmani? Spazzata via dal moderno che avanza, la figura del buttero è tenuta in vita da alcune associazioni di appassionati che ne custodiscono tradizioni, memoria ed abilità! In maremma ci sono diversi spettacoli equestri che ne ripercorrono le gesta.

Esistono anche rievocazioni di Transumanza di cavalli allo stato brado:  per un paio di giorni, si cavalca con la luce e di sera si mangia, si beve e si balla tutti insieme. Fattore indispensabile per partecipare? Possedere un cavallo.

I MISTERI DELL’ABBAZIA DI SAN RABANO

Chi mi conosce, sa che adoro le storie gotiche. Più antichi sono i palazzi e lugubri le leggende, più mi appassiono. Detto questo, nel nostro viaggio a volo d’angelo e senza capo né coda per le bellezze d’Italia, non poteva mancare una misteriosa abbazia ed il suo tesoro tanto ricco, quanto maledetto.

DA MONASTERO DI SANTA MARIA ALBORENSE, AD ABBAZIA DI SAN RABANO

L’Abbazia di San Rabano e la sua Torre dell’Uccellina, sorgono nel cuore del Parco della Maremma, circondate da un bosco suggestivo di macchia mediterranea, ed indisturbate ormai da secoli. Edificata intorno all’Anno Mille, l’Abbazia nasce come monastero benedettino nel X secolo, e raggiunge il suo massimo splendore nella seconda metà del XII secolo. Dopodiché, l’ordine dei benedettini entra in disgrazia e così anche il monastero.

UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI

Nel 1300 o giù di lì, l’Abbazia passa all’Ordine di Gerusalemme, per poi andare sotto il controllo della famiglia grossetana degli Abati, che la trasformano in un forte. Seguendo periodi di alterna fortuna, il complesso viene definitivamente abbandonato verso la metà del 1400.

CROCEVIA DI VITA E MORTE

Fermatevi un secondo a ragionare quante vite, morti, miracoli e tradimenti si siano consumati in 400 anni di attività, e oltre sei secoli di abbandono dell’Abbazia. E qui veniamo a noi!

ALLA RICERCA DEL TESORO PERDUTO

Si narra che un inestimabile tesoro si nasconda tra le mura del monastero: interi forzieri straripanti di pietre preziose, oro e dobloni. Non dimentichiamoci, che l’abbazia sorgeva a qualche centinaio di metri dal mare, e che era stata, a fasi alterne, vittima e covo di pirati e banditi. Quegli stessi briganti, come anche i frati e gli antichi cavalieri che un tempo popolarono quelle mura, ora si uniscono in un’improbabile esercito senza volto, a difesa del tesoro nascosto. E non è tutto!

Si dice che a tenere compagnia all’allegra, ma non troppo, brigata, ci siano anche una chioccia dal vello d’oro, insieme alla sua nidiata di 12 pulcini. Un gatto nero dagli occhi scintillanti ed un ragno malevolo. Questa storia del ragno va verificata, mentre riguardo alla presenza di chioccia e soffiante felino siamo pressoché sicuri! Parola di infelici testimoni che volontariamente o no, nel corso dei secoli si sono ritrovati a passare una notte di tempesta tra le antiche vestigia del monastero.

C’è chi non ha fatto più ritorno, chi invece con il volto sfigurato dal terrore, è tornato a casa raccontando storie di frati senza volto, inarrivabili tesori e galline inviperite. Ai posteri, l’ardua sentenza ed ai più coraggiosi il tesoro!

CASTEL SANT’ANGELO

Voi avete idea di quanto ci sia da scrivere su Castel Sant’Angelo?!?

Storie di imperatori, papi, baroni vendicativi, angeli dispensatori di miracoli!

Con tutta la buona volontà che mi distingue, ho cercato di abbreviare e ridurre l’argomento in qualche riga, per concludere questa Destinazione nel migliore dei modi. Ma non ci sono riuscita, troppe informazioni interessanti da inserire!

Quindi, cliccate su questo link e godetevi un viaggio nella lunga storia del Mausoleo di Adriano.

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AND SO, SHE DECIDED TO START LIVING WITH A SURFER… Il tuo uomo passa ore a studiare le previsioni meteo? Andate al mare solo quando c’è vento, é nuvoloso e fa anche un pò freddino? Week-end in città d’arte, shopping a New York o agriturismo in Umbria sono banditi dal vostro calendario vacanze? La tua idea di spiaggia equivale a lunghe ore da sola, osservando la tua dolce metà che appare e scompare tra un’onda e l’altra? Se a queste quattro domande hai annuito sospirando, non posso aggiungere altro se non: benvenuta nel club, sei anche tu una DesperateSurfersWife!

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