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Desperate Surfer's Wife

  >  Storie DSW   >  Esplora   >  LANZAROTE, I VULCANI E GLI SCALATORI DELLA DOMENICA

In qualità di moglie di surfista so che la mia vita, e soprattutto i viaggi, sono all’insegna di compromessi e libri da leggere. In solitudine, sulla spiaggia.

GIOIE E COMPROMESSI DEL MATRIMONIO

Forse dovrei correggere l’incipit: in realtà, tutti i rapporti affettivi richiedono patteggiamenti vari, per sopravvivere alla mannaia del tempo che passa.

Da questo punto di vista, la mia quota di “sacrificio” per il quieto vivere è quella di:

– lasciare mio marito buttarsi in acque turbolente con un capannello di amici

– essere trascinata in vacanze all’insegna di spiagge ventose ed oceani inviperiti Poteva sicuramente andarmi peggio!

Detto questo, il nostro dare-avere vacanziero prevede che, in ogni nostro viaggio, si ritagli un’escursione di mio gradimento. Premio che non è sempre facile riscattare, perché deve comunque fare i conti con le condizioni meteo, le swell ed un’inveterata pigrizia vacanziera, quando non si tratta di surf.

Diciamo che la media oscilla tra le 1-2 escursioni extra-onde per ogni 30 giorni di viaggio.

LANZAROTE, MY LOVE

Avendo trascorso mesi e mesi a Lanzarote, posso ritenermi abbastanza soddisfatta, perché di giornate di piatta ce ne sono state, e così abbiamo avuto la possibilità di visitare l’isola in lungo e largo.

Una cosa che amavo inserire nella mia wish-list, era un’escursione vulcanica, che in un’isola come Lanzarote equivale a camminare su un sampietrino a Roma!

Insomma, il mio motto è sempre stato chi si accontenta, gode.

Preparare i panini manco fosse un viaggio sulla luna, alzarci presto, abbandonare qualsiasi scampolo di urbanizzazione, camminare nel silenzio ritmato del vento.

Avere Emanuele tutto per me, senza tavola da surf tra i piedi 🙂

Insomma, una fettina di paradiso.

UNA FUGA FUORI DAI CIRCUITI TURISTICI

Per quanto Lanzarote sia turistica, gran parte delle nostre escursioni sono state all’insegna della più completa solitudine e meraviglia.

Oltre ad essere dei buoni camminatori, scalare un piccolo vulcano nell’Isola, non richiede grandi capacità: per quanto ci riguarda, in una giornata abbiamo fatto trekking sui tre coni vulcanici tra Famara e Soo, senza neanche forzare troppo la mano.

In cambio di una scarpinata di qualche ora, il paesaggio che ti si presenta è impagabile: distese di sabbia, l’oceano azzurro in lontananza che si confonde con la linea del cielo, qualche nuvoletta qua e là.

Tutta la bellezza di un’isola che è brulla, ma racchiude una gamma di colori incomparabile.

Per me, quelle scalate della domenica rappresentavano un grande traguardo, quello di una psicotica delle vertigini che superava le sue paure.

In effetti, c’è stato un momento in cui dalla Montaña de Soo, mi sono affacciata nel vuoto, ed il villaggetto omonimo era li ai miei piedi, simile ad un presepe incastonato nella sabbia.

Ok, va bene, Soo non è Tokyo, ma la soddisfazione è stata tanta!

Per un paio d’anni mi sono gonfiata d’orgoglio raccontando l’epica impresa, quando un giorno, abbiamo deciso di ripetere l’avventura sui vulcani antistanti Guatiza.

SEMPRE PIÚ IN ALTO

Prima scalata, nessun problema, il cono era relativamente basso, il terreno leggermente franoso a causa del rofe, ma tutto assolutamente gestibile.

Seconda scalata, l’altezza aumentava, ed anche il vento. Ma riuscivo a raggiungere la cima senza problemi e con l’amor proprio che subiva un ulteriore boost di self-confidence!

Terzo obiettivo: Montaña Tinamala. Una collina vulcanica di 123 metri.

Iniziamo a salire, senza grandi sforzi raggiungiamo anche questa vetta, e li, del tutto inaspettatamente, il vuoto mi ha raggiunta. Senza nessun avvertimento, ha allungato il suo artiglio scheletrico e sibilato la frase fatidica: ricordati che soffri di vertigini

Nello stesso istante, Emanuele mi aveva distanziata di una ventina di metri lungo il crinale e con voce cristallina mi invitava a raggiungerlo, per continuare ad esplorare la sommità del vulcano, e scendere dall’altro lato.

VOGLIO MAMMA!!

L’immagine che è apparsa ai miei occhi è stata quella di un dirupo senza fine, al quale l’amore della mia vita si affacciava camminando su una lingua di terra di pochi millimetri ed incurante del pericolo. Non solo, secondo la sua mente dissennata, io dovevo anche deambulare fino a lui e proseguire verso chissà quali spaventosi strapiombi.

È successo tutto molto velocemente, mentre la mia lingua paralizzata riusciva a sillabare: devo scendere, il mio sedere veniva risucchiato dalla gravità, e si accasciava a terra.

Come se ci fossimo risvegliati da un sogno, io in preda al panico ed Emanuele in preda allo stupore più sincero, la sottoscritta iniziava a scivolare verso il basso di sedere, ed il baldo giovane, incurante del pericolo, a chiedermi cosa stavo combinando.

Se non fosse stato per una mia seconda frase lapidaria: se non scendiamo immediatamente, dovrai farmi venire a prendere da un elicottero, probabilmente Emanuele avrebbe insistito nell’atto tanto eroico quanto inutile, di convincermi a proseguire.

TECNICHE ALTERNATIVE PER SCALATORI TEMERARI

Ve lo giuro, sono arrivata a quota zero di sedere, completamente insensibile ai graffi, ai sassi infilati nei pantaloni e con l’orgoglio irrimediabilmente ferito.

Quando in lontananza ho rivisto il mare sulla stessa lunghezza d’onda del mio sguardo, sono risalita sulle mie gambe e ho respirato a pieni polmoni.

Avrei baciato la sabbia, ma ricordiamoci che non ero sola.

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