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Desperate Surfer's Wife

  >  Storie DSW   >  Tesori nascosti contro la plastica nelle spiagge

Breve premessa. Amo trovare cose!

Guardare in terra per scovare piccoli tesori abbandonati è sempre stata la mia passione.

Il classico portafogli zeppo di banconote o l’anello di brillanti non sono all’apice delle mie aspirazioni di nostrana Indiana Jones, più che altro mi emoziona la scoperta dietro all’inaspettato.

Una nota di colore su un asfalto grigio, un braccialetto di perline arrivato da chissà dove, una matita stemperata. Oggetti appartenuti ad altri, che non potrò mai restituire perché di poco valore ed irrimediabilmente senza origini, ma che con loro portano una memoria nascosta ed un pizzico di misteriosa energia.

Altra breve digressione: il riciclo è al centro delle nostre giornate.

Nel nostro giardino capeggiano svariati secchi per il compostaggio, non sprechiamo cibo, facciamo la differenziata, abbiamo bannato bicchieri e piatti di plastica da anni, nonostante pranzi e cene con amici siano all’ordine del giorno. Tanto i piatti per lo più li lavo io.

Nei rari momenti in cui ci troviamo a passeggiare sulla spiaggia insieme –  tendenzialmente a fine sessione surfistica – Emanuele scandaglia il percorso e raccoglie tappi, bottiglie, scarpe spaiate e chi più ne ha…abbandonati da diseducati vacanzieri. Ma questa è normale amministrazione, non ci reputiamo eroi, solo viaggiatori coscienziosi.

Sapete bene che, in qualità di moglie disperata di un surfista, passo molte ore in spiaggia, in totale solitudine. Spesso la scorta di libri destinata ad un viaggio termina molto prima del rientro a casa, lasciandomi lunghi momenti di indaffarato far niente.

Ed è qui che torna di attualità la mia fedelissima APP dei 10.000 passi giornalieri! Ora, so che esistono opinioni contrastanti sul numero ottimale di passi che bisogna percorrere quotidianamente per mantenere il cuore sano e riconquistare glutei tonici. Negli ultimi tempi ho appurato in prima persona che spesso la salute se ne infischia delle tue buone abitudini, e che i glutei tonici probabilmente non torneranno più ad abbellire i miei bikini!! Detto questo, meglio 10.000 passi al giorno che otto ore di ozio sull’asciugamano: camminare mi solleva dal senso di colpa, quando Emanuele, nonostante lunghe sessioni surfistiche, mangia la mia stessa porzione di pasta…

Ricapitolando:

  • Amo trovare oggetti smarriti
  • Vorrei partecipare più attivamente alla salvaguardia del pianeta
  • Cammino per ore lungo le spiagge di mezzo mondo

Secondo voi, quale potrebbe essere il comun-denominatore dei precedenti tre punti?!

Avete dieci secondi per indovinare:

Nove

Otto

Sette

Sei

Cinque…Zzzzz

Insomma, questa risposta?!? Va bene, faccio io: la PLASTICA.

Dal momento che, anche volendo, non potrei sobbarcarmi l’onere di bonificare tutte i litorali che visitiamo da materiali plastici ed affini, ho ristretto il campo della mia caccia al tesoro: i giocattoli.

Che siano colorati, sbiaditi, a pezzi, ormai inutilizzabili o quasi nuovi, io li salvo dall’oblio.

Trovare una biglia scintillante in un groviglio di alghe e tappi di bottiglia, avvistare la scarpetta di Barbie che ti fa capolino tra la sabbia, recuperare un cagnolino senza zampe, che però non ha perso il suo sorriso. In ognuno di quei piccoli balocchi smarriti sento l’eco lontana di un bimbo che ride, ed un altro che fa i capricci perché un’onda improvvisa gli ha strappato via il suo giochino preferito.

Forse – SICURAMENTE –  sono soltanto un’incurabile romantica.

Forse, mi piace pensare che si possa trovare un pizzico di pura bellezza, nell’abominio artificiale che ci siamo creati.

Vi assicuro, ogni volta che rintraccio un giochino perduto, è come se un mondo sconosciuto mi si aprisse davanti agli occhi; mi viene in mente Toy Story, la tristezza che provavano i giocattoli abbandonati nel sottotetto.

Essere dimenticati, cosa c’è di più spaventoso?

Questa raccolta fanta-differenziata ha le sue regole ferree, ora me ne vengono in mente soltanto un paio, ma sto aggiornando il regolamento.

Qualsiasi oggetto io prenda in mano, pensando inizialmente che si tratti di un balocco, e che magari si rivela solo un pezzo di plastica informe… viene trasferito nel sacchetto di raccolta, per poi essere gettato negli appositi cestini.

Qualsiasi gioco ritrovato, anche il più rovinato, viene lavato e riposto insieme agli altri, magari più belli ed in forma. Nel mio progetto, non c’è posto per la discriminazione.

E adesso veniamo al punto. Cosa me ne faccio di questa collezione un pò sgangherata?

Ancora non lo so! Come tutte le grandi sfide, l’importante è cominciare, poi i dettagli, le implicazioni e le risoluzioni verranno da soli. Da qualche parte bisognerà pur cominciare. Intanto, la mia Compagnia dei Miracoli sta prendendo forma, e i vari membri sembrano trovarsi a perfetto agio tra di loro.

Se avete suggerimenti, fatevi avanti! Mi piacerebbe trovare il modo per renderli di nuovo utilizzabili e giocabili. Che ne dite?

To be continued.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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